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La Repubblica ha impiegato 79 anni per scrollarsi di dosso il Regno

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Il 17 marzo 1861, a Torino, il Parlamento proclama Vittorio Emanuele II Re d’Italia. Il nuovo Stato non nasce da zero: eredita leggi, codici e regolamenti del Regno di Sardegna. Ma quel giorno esiste un solo atto davvero “nazionale”: la legge che proclama il Re.

Centosessantaquattro anni dopo, l’8 aprile 2025, accade qualcosa di molto diverso. Una legge, la n. 56 del 2025, dispone in blocco l’abrogazione di quasi 30.000 atti normativi ormai obsoleti. La maggior parte sono Regi Decreti: norme firmate dai sovrani dell’Italia monarchica, alcune risalenti proprio all’Ottocento.

È un passaggio tecnico. Ma racconta una storia lunga.

Una Repubblica piena di leggi del Re

Alla nascita della Repubblica, il 2 giugno 1946, il corpus normativo italiano è quasi interamente monarchico. Il 71% delle norme vigenti sono Regi Decreti. Il referendum cambia la forma dello Stato, ma non cancella le leggi esistenti.

Da quel momento in poi, l’Italia inizia a produrre diritto repubblicano. Ma lo fa senza eliminare quello precedente. Per decenni, le nuove leggi si accumulano sopra le vecchie.

Il risultato è sorprendente: nel 2000, al picco storico, sono in vigore quasi 194.000 atti normativi contemporaneamente. Un sistema in cui convivono norme dell’Italia liberale, del fascismo e della Repubblica.

Le leggi non scompaiono da sole

Il punto chiave è semplice: una legge resta in vigore finché qualcuno non la abroga esplicitamente.

Può essere obsoleta, inutilizzata, superata nei fatti. Ma senza un atto formale resta lì, nei registri ufficiali. È per questo che nel 2024, a quasi ottant’anni dalla Repubblica, circa il 30% delle norme italiane è ancora composto da Regi Decreti.

Non è un’anomalia: è inerzia normativa.

Tre grandi “pulizie”

La riduzione arriva solo quando il legislatore interviene in modo massiccio. Nella storia recente succede tre volte:

  • nel 2005, con la legge “taglia-leggi”
  • tra il 2008 e il 2010, con i decreti attuativi
  • nel 2025, con la legge 56

In venticinque anni il corpus si dimezza: da circa 194.000 atti a poco più di 82.000.

L’intervento del 2025 è il più rapido: quasi 30.000 norme eliminate in due giorni (anche se gli effetti giuridici si distribuiscono nei mesi successivi).

Quando cambia davvero il sistema

Già nel 2010 le norme repubblicane diventano la maggioranza. Ma è solo nel 2025 che l’eredità monarchica scende sotto il 20% del totale.

In altre parole:

  • dopo 64 anni dall'inizio della Repubblica, gli atti repubblicani superano per la prima volta i monarchici
  • dopo 79 anni, l'eredità monarchica scende per la prima volta sotto il 20% del totale

È un tempo lungo. Molto più lungo di quello necessario per cambiare una Costituzione.

I sopravvissuti

Non tutte le norme del passato sono residui inutili. Tra i 13.000 atti prerepubblicani ancora in vigore dopo il 2025 ci sono pilastri del sistema giuridico:

  • il Codice civile (1942)
  • il Codice penale (1930)
  • il Testo unico di pubblica sicurezza (1931)

Accanto a questi, però, sopravvivono anche norme dimenticate: vecchie concessioni, regolamenti tecnici, atti amministrativi mai formalmente cancellati.

Una trasformazione lenta

La storia della legislazione italiana è una stratificazione. Le norme nuove non sostituiscono automaticamente quelle vecchie: si accumulano.

Per questo le rivoluzioni istituzionali sono rapide, mentre quelle legislative richiedono generazioni.

Il 2 giugno 1946 ha cambiato lo Stato in un giorno. Per cambiare davvero il diritto vigente sono serviti quasi ottant’anni.

E, in gran parte, è successo solo quando qualcuno si è messo a contare.