164 anni di leggi italiane, in 23 fotografie
Il 17 marzo 1861, in una mattina di domenica, il Parlamento riunito a Torino proclama Vittorio Emanuele II "Re d'Italia per grazia di Dio e volontà della Nazione". L'Italia non parte da un foglio bianco: il nuovo Regno eredita per continuità giuridica l'intero ordinamento del Regno di Sardegna, con le sue leggi, i suoi codici, i suoi regolamenti. Quel giorno, però, esiste un solo atto formalmente unitario, una legge nazionale del Paese appena unificato, ed è proprio quella che proclama il Re.
Centosessantaquattro anni più tardi, il 7 aprile 2025, a Roma, è promulgata la Legge 56 del 2025. È una legge "pulizia": dispone, con un solo atto, l'abrogazione di quasi 30.000 atti normativi obsoleti. L'efficacia delle abrogazioni, invece, è scaglionata nei mesi successivi (settembre e ottobre 2025). La gran parte dei "morituri" sono Regi Decreti firmati da Vittorio Emanuele II, da Umberto I, da Vittorio Emanuele III. Alcuni risalgono proprio a quel 1861. Sotto il profilo della volontà politica, la firma sopravvissuta del Re d'Italia viene quasi del tutto archiviata con un solo provvedimento; sotto il profilo dell'efficacia giuridica, la chiusura definitiva avviene fra l'estate e l'autunno dello stesso anno.
Sono trascorsi quasi settantanove anni dalla proclamazione della Repubblica (l'anniversario completo cadrà il 2 giugno 2025).
Da molto prima, dal 2010, l'Italia ha già un corpus a maggioranza repubblicana (59,1 % di atti firmati dopo il 2 giugno 1946). Ma è soltanto con la L.56 che la quota dell'eredità monarchica scende sotto il 20 %, e la maggioranza repubblicana diventa schiacciante.
Il Git delle leggi
Per ricostruire questa parabola abbiamo costruito un sistema che fa per la legislazione quello che Git fa per il codice: scatta una fotografia del "ramo principale" (il diritto vigente) in 23 momenti chiave degli ultimi 164 anni di storia italiana. A ogni fotografia si possono porre quattro domande:
- quanti atti erano in vigore?
- di che tipo erano (leggi, decreti, regi decreti, …)?
- quanti erano sopravvissuti dall'epoca prerepubblicana?
- quanti, in quel momento, non erano ancora stati toccati da nessuna riforma successiva?
Le 23 fotografie, messe in fila, raccontano una storia che le aule parlamentari non riescono a riassumere: l'inerzia del passato, la lentezza dei rinnovamenti, e tre rare grandi pulizie.
I 23 momenti
| Checkpoint | Anno | Atti vigenti | Prerep. | % Prerep |
|---|---|---|---|---|
| Unità d'Italia | 1861 | 1 | 1 | 100,0 % |
| Post-Roma Capitale | 1870 | 7.699 | 7.699 | 100,0 % |
| Sinistra storica | 1880 | 16.135 | 16.135 | 100,0 % |
| Crisi di fine secolo | 1890 | 27.242 | 27.242 | 100,0 % |
| Età giolittiana | 1900 | 39.125 | 39.125 | 100,0 % |
| Pre-Grande Guerra | 1915 | 58.106 | 58.106 | 100,0 % |
| Biennio rosso | 1920 | 68.716 | 68.716 | 100,0 % |
| Avvento del fascismo | 1925 | 80.010 | 80.010 | 100,0 % |
| Regime consolidato | 1930 | 93.660 | 93.660 | 100,0 % |
| Pre-WWII | 1940 | 116.286 | 116.286 | 100,0 % |
| Caduta del fascismo | 25 lug 1943 | 122.497 | 122.497 | 100,0 % |
| Nascita Repubblica | 2 giu 1946 | 124.452 | 124.443 | 100,0 % |
| Dopoguerra | 1950 | 130.026 | 124.381 | 95,7 % |
| Boom economico | 1960 | 148.012 | 124.202 | 83,9 % |
| Anni di piombo | 1970 | 165.998 | 124.154 | 74,8 % |
| Riflusso | 1980 | 178.196 | 124.126 | 69,7 % |
| Pre-Tangentopoli | 1990 | 188.232 | 124.085 | 65,9 % |
| Millennio | 2000 | 193.577 | 123.983 | 64,0 % |
| Post-taglia-leggi | 2010 | 166.641 | 98.563 | 59,1 % |
| Pre-COVID | 2020 | 111.407 | 43.470 | 39,0 % |
| Pre-L.56 | 2024 | 112.109 | 43.466 | 38,8 % |
| Vigilia L.56 | 6 apr 2025 | 112.341 | 43.465 | 38,7 % |
| Post-L.56 | 8 apr 2025 | 82.479 | 13.607 | 16,5 % |
Note di lettura. Atti vigenti = atti formalmente in vigore in quella data, secondo la vigenza dispositiva (vedi nota tecnica più avanti). Prerep. = atti emanati prima del 2 giugno 1946.
La crescita inarrestabile (1861 → 2000)
Per quasi un secolo e mezzo, il corpus legislativo italiano cresce senza eccezioni. Ogni decennio aggiunge atti, nessun decennio ne toglie. La progressione è lineare in apparenza, ma i tassi cambiano con i regimi politici.
I tassi:
- 1861-1900: +39.124 atti, circa 1.000 all'anno
- 1900-1946: +85.327 atti, circa 1.855 all'anno (è l'epoca dei governi giolittiani, della Grande Guerra, del fascismo, della Resistenza: il regime che produce di più è il fascismo, che da solo contribuisce con quasi 50.000 atti)
- 1946-2000: +69.125 atti, circa 1.280 all'anno
Il picco fra i 23 checkpoint è il 1° gennaio 2000: 193.577 atti normativi italiani vigenti contemporaneamente. Quel giorno, in Italia, il diritto positivo è composto da leggi e decreti che spaziano dalla decretazione post-unitaria del 1861 fino alle ultimissime norme della XIII legislatura. Cinque generazioni di legislatori coesistono sullo stesso palcoscenico. Il valore reale fra le due fotografie del 2000 e del 2010 potrebbe essere stato leggermente più alto, prima dell'effetto della legge taglia-leggi: il "Git" non scatta in continuo.
Il crollo (2000 → 2025)
Poi qualcosa cambia. Non è un cambiamento progressivo: è una serie di tre interventi straordinari, separati da lunghi periodi di stasi.
2000-01-01 → 2010-01-01: −26.936 atti ↓ ← L.246/2005 "taglia-leggi"
2010-01-01 → 2020-01-01: −55.234 atti ↓ ← decreti attuativi
2020-01-01 → 2024-01-01: +702 atti ↑ ← pausa
2025-04-06 → 2025-04-08: −29.862 atti ↓ ← L.56/2025
In venticinque anni il corpus si dimezza: da 193.577 a 82.479 atti. La sola L.56/2025 dispone l'abrogazione di 29.862 atti in due giorni (l'efficacia giuridica è poi scaglionata fra settembre e ottobre 2025, vedi nota tecnica più avanti): è la "pulizia" più rapida e incisiva mai registrata nella storia unitaria.
Il messaggio è chiaro: dal punto di vista dell'abrogazione esplicita, le leggi non muoiono per consunzione. Per quanto un atto possa essere obsoleto, un Regio Decreto del 1880 sulle strade ferrate, un decreto luogotenenziale del 1944 sui dazi doganali, finché non c'è una legge che lo abroga in modo esplicito resta lì. Vivo, formalmente vincolante, almeno sulla carta. (Esistono certo le abrogazioni implicite per incompatibilità con norme successive e i meccanismi di disuso, ma non lasciano una traccia tabellare e non si vedono in una conta come questa: un atto può essere "morto" nella prassi pur restando in vigore nei registri ufficiali.)
La metamorfosi della composizione
Il dato più sorprendente non è la quantità, ma la composizione.
1900, il regno dei Regi Decreti
Età giolittiana (1900), 39.125 atti vigenti
regio.decreto ████████████ 35.453 (90,6%)
legge ▏ 3.370 ( 8,6%)
decreto.ministeriale ▏ 297 ( 0,8%)
Nove atti su dieci sono Regi Decreti. Il Regno legifera in via prevalente per decreto reale: le leggi del Parlamento sono una minoranza dell'attività normativa visibile. Questo non significa che il Parlamento non legiferi: significa che la quota di legislazione formalmente attribuita al Sovrano (anche se di fatto preparata dal governo) sopravanza tutto il resto.
1946, la transizione
Nascita Repubblica (2 giu 1946), 124.452 atti vigenti
regio.decreto ███████████ 88.997 (71,5%)
legge █ 15.467 (12,4%)
regio.decreto.legge ▏ 9.675 ( 7,8%)
decreto.luogotenenziale ▏ 7.288 ( 5,9%)
decreto.legge.luogotenenziale ▏ 1.323 ( 1,1%)
Il giorno della nascita della Repubblica, il corpus normativo italiano è ancora al 71,5 % composto da Regi Decreti. Il referendum istituzionale non cancella, evidentemente, i decreti firmati dai re: li lascia in vigore, in attesa che il Parlamento repubblicano li sostituisca.
2024, settantotto anni dopo
Pre-L.56/2025 (1 gen 2024), 112.109 atti vigenti
decreto.del.presidente.della.repubblica ████████ 46.665 (41,6%)
regio.decreto █████ 33.530 (29,9%)
legge ██ 14.232 (12,7%)
decreto.luogotenenziale █ 7.198 ( 6,4%)
decreto.legge ▏ 3.271 ( 2,9%)
Settantotto anni dopo la Repubblica, i Regi Decreti sono ancora il 30 % del corpus: uno su tre. È una proporzione che sorprende anche gli specialisti. Aggiungendo i decreti luogotenenziali del periodo 1944-1946 (governi Bonomi e De Gasperi sotto la Luogotenenza Umberto II), la quota di "atti del re o del luogotenente del re" sale al 36,3 %. Più di un terzo del diritto vigente nel 2024.
2025, la maggioranza schiacciante
Post-L.56 (8 apr 2025), 82.479 atti vigenti
decreto.del.presidente.della.repubblica ████████████ 46.676 (56,6%)
legge ██ 13.594 (16,5%)
regio.decreto █ 11.308 (13,7%)
decreto.legge ▏ 3.306 ( 4,0%)
decreto.legislativo ▏ 2.385 ( 2,9%)
La maggioranza repubblicana, in quanto tale, esiste già dal 2010: quell'anno, dopo gli effetti della legge "taglia-leggi" L.246/2005, gli atti repubblicani superano per la prima volta i prerepubblicani (59,1 % contro 40,9 %). Il 2025 non inaugura quindi la maggioranza: la rafforza in modo schiacciante. Solo da quel momento i Regi Decreti scendono sotto il 14 %, e la legislatura del re smette di rappresentare un terzo del corpus per diventare un residuo storico-archeologico.
L'eredità prerepubblicana: 79 anni per la maggioranza
Il grafico più eloquente è la curva della "quota prerepubblicana": percentuale di atti vigenti che sono stati emanati prima del 2 giugno 1946.
% atti prerepubblicani nel corpus vigente
Nascita Repubblica (1946) : 100,0 % ████████████████████████████████████████
Dopoguerra (1950) : 95,7 % ██████████████████████████████████████
Boom economico (1960) : 83,9 % █████████████████████████████████
Anni di piombo (1970) : 74,8 % ██████████████████████████████
Riflusso (1980) : 69,7 % ████████████████████████████
Pre-Tangentopoli (1990) : 65,9 % ██████████████████████████
Millennio (2000) : 64,0 % █████████████████████████
Post-taglia-leggi (2010) : 59,1 % ████████████████████████
Pre-COVID (2020) : 39,0 % ███████████████
Pre-L.56 (2024) : 38,8 % ███████████████
Post-L.56 (2025) : 16,5 % ██████
I tre eventi-chiave:
| Evento | Anno | % Prerepubblicani |
|---|---|---|
| Nascita Repubblica | 1946 | 100,0 % |
| Prima maggioranza repubblicana | 2010 | 40,9 % |
| Maggioranza repubblicana "schiacciante" | 2025 | 16,5 % |
L'Italia ha impiegato:
- 64 anni per avere più atti repubblicani che prerepubblicani (la parità si attraversa solo nel 2010, dopo la legge taglia-leggi)
- 79 anni per ridurre l'eredità sotto il 20 % (succede nel 2025 con L.56)
Settantanove anni dopo la nascita della Repubblica, l'eredità monarchica scende per la prima volta sotto il 20 % del corpus vigente. È un ordine di grandezza che restituisce con precisione quello che molti storici della legge avevano sempre sospettato: il 2 giugno 1946 ha cambiato l'architettura costituzionale, ma il diritto vigente, la materia bruta delle norme, si è trasformato lentamente, su tempi generazionali.
I 13.607 sopravvissuti
Al termine dell'8 aprile 2025, dopo la L.56, restano 13.607 atti prerepubblicani in vigore. Chi sono? Perché sono sopravvissuti?
Alcuni sono pilastri dell'ordinamento giuridico, ancora oggi applicati ogni giorno nei tribunali:
- il Codice Civile del 1942 (R.D. 16 marzo 1942, n. 262)
- il Codice Penale del 1930 (R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398, "Codice Rocco"), riformato a pezzi ma mai sostituito
- il Codice di Procedura Civile del 1940 (R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)
- il TULPS, Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza del 1931 (R.D. 18 giugno 1931, n. 773)
- la Legge urbanistica del 1942 (L. 17 agosto 1942, n. 1150), ancora oggi colonna portante del diritto del territorio
- la Legge cambiaria del 1933 (R.D. 14 dicembre 1933, n. 1669)
Altri sono archeologia dimenticata che nessuno applica più ma che formalmente nessuna legge ha mai abrogato:
- denominazioni di comuni del 1861
- statuti di enti del 1870 ormai sciolti
- concessioni di esercizio del 1890
- regolamenti tecnici di carattere coloniale
Distinguere i due gruppi, pilastri vs archeologia, è l'analisi naturale che segue il "Git Legislativo": è il prossimo passo del lavoro.
Una nota tecnica: due modi di guardare la vigenza
Quando una legge "abroga" una norma precedente, da quale momento quest'ultima si considera fuori vigore?
- Si può guardare al giorno in cui l'abrogazione produce effetti giuridici reali: è la vigenza effettiva, quella che conta per il giudice e per l'avvocato.
- Si può guardare al giorno in cui il legislatore decide l'abrogazione: è la vigenza dispositiva, quella che racconta la volontà politica.
Le due cose normalmente coincidono, ma non sempre. La L.56/2025 è un caso da manuale: promulgata il 7 aprile 2025, dispone l'abrogazione di 30.000 atti, ma l'efficacia di quelle abrogazioni è scaglionata tra settembre e ottobre 2025. Se si guarda alla vigenza effettiva, il corpus l'8 aprile 2025 è ancora pieno: gli atti "morituri" sono formalmente vivi. Se si guarda alla dispositiva, il legislatore li ha già "uccisi" l'8 aprile.
I numeri presentati in questo articolo sono basati sulla vigenza dispositiva: è quella che racconta la storia politica del corpus. La vigenza effettiva è disponibile separatamente per chi voglia calcolare la realtà giuridica giornaliera.
Cosa ci dicono questi dati
Quattro letture, una per ogni decennio della Repubblica:
1. Le leggi non muoiono da sole. Per cinquant'anni (1946-2000) l'Italia ha aggiunto nuove norme senza eliminare le vecchie. I Regi Decreti del 1861 restavano vigenti accanto alle leggi del 2000. L'inerzia normativa è una caratteristica strutturale, non un'eccezione.
2. La pulizia è possibile, ma richiede atti deliberati. Solo tre interventi massicci, L.246/2005, decreti attuativi 2008-2010, L.56/2025, hanno ridotto il corpus. Senza volontà politica esplicita, l'accumulo continua per inerzia.
3. Il passato istituzionale pesa più di quanto si pensi. Nel 2024, un atto normativo italiano su tre era stato emanato dal re o dal luogotenente del re, un terzo dei quali nel ventennio fascista. Nessun cittadino lo sa, perché il diritto vigente è invisibile a chi non lo studia di mestiere.
4. La trasformazione è possibile, ma richiede tempo. Settantanove anni e tre leggi straordinarie sono il prezzo che la Repubblica ha dovuto pagare per sostituire l'architettura formale del Regno con la propria. Le rivoluzioni costituzionali si fanno in un giorno, le rivoluzioni legislative richiedono generazioni.
Conclusione
La legislazione italiana è una stratificazione geologica. Sotto le norme nuove ci sono norme vecchie, sotto quelle ci sono norme molto vecchie, e sotto ancora ci sono i sedimenti del Regno e dell'Italia preunitaria.
Il "Git Legislativo" non riscrive questa stratigrafia. La rende visibile. Permette per la prima volta di rispondere, con un numero preciso e una data, a domande che fino a oggi restavano nell'ambito delle impressioni: quanti decreti firmati dal Re erano ancora in vigore quando ci siamo svegliati la mattina del 1° gennaio del 2000? Quanti ne abbiamo eliminati e quando? E in quanto tempo abbiamo trasformato un Paese in cui prevaleva il decreto reale in un Paese in cui prevale il decreto del Presidente della Repubblica?
Le risposte non assolvono e non condannano. Si limitano a contare. E contare, qualche volta, è già un atto politico.
Appendice A, Come funzionano le query
Per chi vuole capire cosa succede sotto il cofano, di seguito una descrizione discorsiva della logica usata per produrre tutti i numeri di questo articolo.
I dati di partenza
L'analisi parte da un'estrazione completa del corpus normativo italiano nel formato JSON pubblicato da Normattiva. Da quei file (oltre 450.000 documenti, fra atti e versioni successive degli stessi atti) abbiamo costruito tre tabelle principali:
atti, un record per atto normativo. Contiene la data del documento, la data di pubblicazione, il tipo dell'atto e il codice redazionale (l'identificativo della Gazzetta Ufficiale). Totale: 204.587 atti.aggiornamenti_atto, un record per ogni evento normativo che riguarda interamente un atto: la sua abrogazione totale, la sua conversione, una proroga, una modifica strutturale. Per ciascun evento conosciamo la data e una descrizione testuale. Totale: 642.172 eventi.aggiornamenti_modifiche, un record per ciascuna connessione modificante-modificato. Se la legge X abroga 30 articoli dell'atto Y, inaggiornamenti_attoc'è un solo evento (l'abrogazione di Y), ma inaggiornamenti_modificheci sono 30 record. Totale: 1,86 M connessioni.
Il classificatore semantico
Il punto critico è il campo testo degli eventi: una stringa libera in
italiano del tipo "ha disposto (con l'art. 1, comma 1) l'abrogazione
dell'intero provvedimento". Ottima per un giurista che la legge,
inutile per una query.
Abbiamo costruito un classificatore che, partendo dal testo, ricava un
campo strutturato effetto con valori discreti:
abrogazione_totale, abrogazione_articolo, abrogazione_comma,
conversione, modifica, inserimento, sostituzione,
proroga, deroga, convalida, revoca, e una manciata di
casi minori. Coverage misurata sul corpus completo:
- 97,9 % degli eventi è classificato in una delle classi semantiche
- 2,1 % resta come
ignoto, quasi tutto testi storici free-form ottocenteschi - per la sola classe abrogazione_totale (la più importante per la vigenza), la coverage è del 100 % sui 138.282 eventi rilevanti
Questo classificatore vive in un namespace separato (models/ext/) per
distinguere chiaramente quello che leggiamo dal JSON (mappatura) da
quello che inferiamo (semantica derivata). Le scoperte semantiche
nuove si aggiungono lì, una alla volta, e diventano subito disponibili
per tutte le query successive.
Il calcolo della vigenza
Una volta che ogni evento ha un effetto strutturato, calcolare la
vigenza è una sola query. Per ciascun atto:
- la data di inizio è la data del documento (o, se assente, la data di pubblicazione in Gazzetta)
- la data di fine è la prima fra le date degli eventi che hanno
effetto IN ('abrogazione_totale', 'revoca_totale')su quell'atto
Se non esiste alcun evento di abrogazione totale, l'atto è considerato pending: vigente fino a oggi, mai stato espressamente abrogato.
Le due semantiche di vigenza differiscono solo nella scelta della data di fine:
- dispositiva: usa la data del documento dell'atto modificante che ha disposto l'abrogazione (es. 7 aprile 2025 per L.56/2025)
- effettiva: usa la data dell'evento abrogativo (es. 8 settembre 2025, 10 settembre 2025, 1 ottobre 2025… per le diverse parti di L.56/2025)
La query "snapshot a data X"
Una volta calcolate le due tabelle di vigenza, lo snapshot è banale:
contare gli atti la cui data di inizio è ≤ X e la cui data di fine è
NULL o > X. Spezzando per tipo di atto otteniamo la composizione, e
contando quelli con data_inizio < 1946-06-02 otteniamo la quota
prerepubblicana.
Tutto il calcolo per i 23 checkpoint, su entrambe le viste, gira in 0,13 secondi su una macchina con 76 CPU. Non perché 76 CPU siano necessarie: perché DuckDB esegue le aggregazioni in parallelo nativo sui Parquet locali, e le quantità in gioco (200k atti, 600k eventi) stanno comodamente in RAM.
Appendice B, Le query (per chi vuole leggerle)
Per trasparenza, le tre query SQL che producono tutti i numeri di questo articolo. Le riportiamo nella forma "DuckDB su Parquet" che abbiamo usato; la stessa logica è esprimibile in PostgreSQL, SQLite o qualunque altro motore relazionale.
B.1 Tabella vigenza_effettiva
CREATE TABLE vigenza_effettiva AS
WITH abrog AS (
SELECT atto_urn, MIN(data) AS data_fine
FROM aggiornamenti_atto
WHERE tipo_evento = 'aggiornamentoAtto'
AND effetto IN ('abrogazione_totale', 'revoca_totale')
AND data IS NOT NULL
GROUP BY atto_urn
)
SELECT
a.urn,
a.eli_codice_redazionale,
COALESCE(a.data_doc, a.data_pubblicazione) AS data_inizio,
ab.data_fine,
split_part(split_part(a.urn, ':', 4), ':', 1) AS tipo_atto,
a.year
FROM atti a LEFT JOIN abrog ab ON ab.atto_urn = a.urn;
B.2 Tabella vigenza_dispositiva
CREATE TABLE vigenza_dispositiva AS
WITH abrog AS (
SELECT
am.atto_urn,
MIN(COALESCE(m.data_doc, m.data_pubblicazione)) AS data_fine
FROM aggiornamenti_modifiche am
JOIN atti m ON m.eli_codice_redazionale = am.ag_codice_redazionale
WHERE am.tipo_evento = 'aggiornamentoAtto'
AND am.effetto IN ('abrogazione_totale', 'revoca_totale')
GROUP BY am.atto_urn
)
SELECT
a.urn,
a.eli_codice_redazionale,
COALESCE(a.data_doc, a.data_pubblicazione) AS data_inizio,
ab.data_fine,
split_part(split_part(a.urn, ':', 4), ':', 1) AS tipo_atto,
a.year
FROM atti a LEFT JOIN abrog ab ON ab.atto_urn = a.urn;
B.3 Snapshot a data X
-- Sintesi: atti, prerepubblicani, %, pending
SELECT
COUNT(*) AS atti,
COUNT_IF(data_inizio < DATE '1946-06-02') AS prerepubblicani,
COUNT_IF(data_fine IS NULL) AS pending
FROM vigenza_dispositiva
WHERE data_inizio <= :data_target
AND (data_fine IS NULL OR data_fine > :data_target);
-- Composizione per tipo di atto
SELECT tipo_atto, COUNT(*) AS n
FROM vigenza_dispositiva
WHERE data_inizio <= :data_target
AND (data_fine IS NULL OR data_fine > :data_target)
GROUP BY 1
ORDER BY 2 DESC;
B.4 Il classificatore (estratto)
Le tre regole più importanti, in ordine di priorità:
# Effetto "abrogazione totale", chiude la vigenza dell'atto
re.compile(r"abrogazione\s+dell['\s]+intero\s+provvedimento", re.I)
re.compile(r"\brevoca\s+dell['\s]+intero\s+provvedimento", re.I)
# Effetti parziali (non chiudono la vigenza)
re.compile(r"abrogazione\s+(?:dell['\s]+|degli\s+)art", re.I)
re.compile(r"abrogazione\s+(?:del|dei)\s+comm[ai]", re.I)
Ogni evento normativo viene confrontato con queste regex in ordine; il primo match vince. La priorità "totale prima di parziale" è importante perché molti eventi compositi tipo "ha disposto l'abrogazione dell'intero provvedimento e ha confermato l'art. 5" devono essere classificati come abrogazione totale, non parziale.
Articolo basato sui dati di Normattiva al 29 gennaio 2026. Pipeline di estrazione e analisi in pydantic + DuckDB, codice sorgente disponibile nel repository del progetto.