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Articoli che vengono modificati molto e non modificano niente

Versione divulgativa 2026-04-30
Versione divulgativa Versione data journalism

Una proprietà semplice del corpus normativo italiano, due dinamiche opposte dentro i tipi di atto, e cosa questa misura non vede.


Una rete di modifiche

Una legge ne modifica un'altra. Un decreto cambia un articolo di un altro decreto. È un'operazione quotidiana del legislatore italiano: negli ultimi 160 anni ha prodotto circa 950 mila collegamenti fra articoli del corpus normativo. Ogni collegamento ha un verso: c'è chi modifica e chi è modificato.

Su questo grafo si possono fare misure molto semplici. La più elementare è quella che abbiamo provato qui. Per ciascuno degli 1,1 milioni di articoli vigenti, contiamo due cose:

  • quante volte è stato modificato (chiamiamolo in),
  • quante volte ha modificato altri (chiamiamolo out).

Due numeri per articolo. Niente di più.

Articoli che ricevono e non danno

C'è una popolazione interessante: gli articoli con in alto e out zero. Articoli che subiscono modifiche con regolarità, qualcuno li aggiorna, ne sostituisce parti, vi aggiunge righe, ma non hanno mai modificato nessuna altra norma. Sono "ricevitori puri".

Fissando una soglia ragionevole (in ≥ 20, out = 0), vengono fuori 203 articoli in tutto il corpus. Pochi. Ma ci interessa dove si trovano.

Si concentrano in posti precisi

Se fossero sparsi uniformemente, un tanto per ogni tipo di atto, in proporzione alla popolazione del corpus, i conti dovrebbero quadrare con quanto segue. Invece:

  • Decreti Legislativi: ne attendiamo ~9, ne troviamo 38 (quattro volte tanto).
  • DPR: ~32 attesi, 54 osservati.
  • Epoca 1980-2000: ~23 attesi, 51 osservati.

E specularmente, sotto la media:

  • Regi Decreti: ~85 attesi, 64 osservati.
  • Leggi ordinarie: ~44 attese, 29 osservate.

I tipi di atto e le epoche non sono neutri rispetto a questa proprietà. Alcuni ne ospitano molti più del previsto, altri molti meno.

Non è solo "ci sono più D.Lgs."

La prima obiezione naturale: forse è perché i D.Lgs. sono lunghi e contengono tanti articoli passivi (out = 0), e quindi catturano più articoli con la nostra metrica per pura aritmetica. Stessa cosa al contrario per le Leggi.

Per togliere di mezzo questo confondente abbiamo confrontato i conteggi osservati con un modello di riferimento più informato, che corregge per la quota di articoli passivi dentro ciascun tipo. Sotto questa correzione i numeri si muovono un po' ma il pattern resta: i D.Lgs. restano sopra-rappresentati, l'epoca 1980-2000 anche, le Leggi e i Regi Decreti restano sotto. La concentrazione non si riduce a un effetto delle proporzioni.

Dentro i tipi: due dinamiche diverse

L'osservazione più suggestiva dell'analisi viene da una stratificazione più fine. Cosa succede dentro ciascun tipo di atto?

Dentro i Decreti Legislativi, gli articoli più modificati sono soprattutto articoli passivi: ricevono modifiche e basta, non ne producono.

Dentro le Leggi ordinarie, i Decreti-Legge e gli atti post-2000 succede il contrario: gli articoli più modificati sono articoli attivi, ricevono modifiche e contemporaneamente le emettono.

Lo stesso fenomeno superficiale ("articolo molto modificato"), due dinamiche interne diverse a seconda del tipo di atto in cui vive.

Negli altri tipi (Regi Decreti, DPR) e nelle epoche più antiche niente di particolare: la concentrazione di articoli passivi che si vede in aggregato è semplicemente proporzionale alla popolazione del tipo, nessun ruolo speciale per gli articoli "molto modificati".

Una lettura plausibile (con cautela)

L'idea che torna naturale è questa.

I Decreti Legislativi italiani sono spesso testi unici settoriali, il D.Lgs. 152/2006 (codice ambiente), il D.Lgs. 81/2008 (sicurezza sul lavoro), il D.Lgs. 50/2016 (codice contratti pubblici), il TUIR. Un D.Lgs. di questo tipo contiene tabelle, allegati, articoli "àncora" che restano fissi e ricevono aggiornamenti puntuali nel tempo, senza mai essere usati come strumento per modificare altre norme. È il pattern di un archivio che si aggiorna.

Le Leggi ordinarie e i Decreti-Legge funzionano in modo diverso. Tendono ad avere articoli "centro": norme prescrittive che ricevono aggiornamenti e nello stesso tempo sono usate come strumento per emendare altre parti del corpus. È il pattern di una macchina operativa, riceve manutenzione e produce manutenzione altrove.

L'opposizione fra le due dinamiche è misurata: nei D.Lgs. la combinazione "molto modificato + non modifica" è più frequente di quanto sarebbe per puro caso; nelle Leggi/D.L./post-2000 è meno frequente. La magnitudine di questa asimmetria non è trascurabile.

Le etichette "archivio" e "macchina operativa" sono interpretazioni, non risultati. La direzione causale, se è il tipo di atto che determina il ruolo dei suoi articoli più modificati, oppure se è il contenuto (cosa il legislatore sta scrivendo) che si distribuisce diversamente fra i tipi, non è separabile dai dati che abbiamo qui.

Cosa questa misura non può vedere

Un dettaglio metodologico onesto. La nostra statistica si basa su due contatori per articolo (in, out) e sui suoi attributi (tipo, epoca). Non guarda mai chi modifica chi: non distingue se i 30 modificatori di un certo articolo sono gli stessi che modificano un altro articolo, oppure se sono tutti diversi.

Detto altrimenti: stiamo guardando una proiezione compressa del corpus. Tutto ciò che vediamo è "questo articolo ha ricevuto N modifiche"; non vediamo "queste due decine di articoli condividono dieci modificatori comuni". Strutture trasversali, gruppi di articoli toccati spesso dagli stessi atti, che potrebbero suggerire una materia sottostante, sono fuori dalla classe di misure usate fin qui. Con questi numeri non possiamo né confermarle né smentirle.

Una statistica fuori dalla scatola

Abbiamo provato anche una misura che esce da quella classe: contare quante coppie di articoli dello stesso tipo sono state modificate da almeno due atti in comune. Questo numero dipende dalla struttura specifica delle modifiche, non solo dai contatori per articolo.

Il primo risultato è netto: il numero osservato è molto sopra quello che produrrebbe un modello in cui ogni atto, per ciascun tipo, sceglie i suoi target in modo indipendente. Quanto sopra esattamente non è semplice da quantificare in modo solido, la cifra precisa dipende da come si calibra il modello di riferimento, e va preso con prudenza. Il segno, però, è chiaro: nel corpus c'è struttura che la classificazione formale per tipo di atto non cattura.

Cosa sia quella struttura, la misura non lo dice. Le possibilità non si escludono fra loro:

  • Materie trasversali latenti: gruppi di articoli sulla stessa cosa, sparsi su atti diversi.
  • Atti omnibus: leggi singole che modificano decine di articoli in un solo colpo (manovre, decreti emergenziali, taglialeggi); il fatto che condividano modificatori non implica che condividano una materia, solo un evento legislativo.
  • Drafting iterativo: certe aree del corpus producono e ricevono modifiche più di altre per ragioni di prassi normativa, senza che ci sia un tema sottostante.

Distinguere fra queste alternative richiede attrezzare misure più ricche, non più semplici. È lavoro in corso.


In una riga

I tipi di atto del diritto italiano non sono neutri: dentro alcuni la dinamica delle modifiche segue un pattern, dentro altri uno opposto. La classificazione formale non basta a descrivere quest'asimmetria, e una statistica più ricca suggerisce che ce n'è ancora altra. Identificarla, dire cosa sia, non solo che c'è, è il prossimo passo, e per oggi resta aperto.


Basato sui paper interni 1-5. Snapshot Normattiva 29 gennaio 2026. 1.136.048 articoli vigenti, 952.140 archi modifica. Calcolo: SQL su DuckDB, niente librerie di simulazione.